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Introduzione al Servizio Civile

La nascita e le origini

Il Servizio civile nasce con la legge n. 772 del 15 dicembre 1972, che introdusse per la prima volta in Italia l'obiezione di coscienza alla leva militare obbligatoria, prevista dall'art. 52 della Costituzione Italiana. Una nuova legge, la n. 230 dell'8 luglio 1998, dopo una lunga stagione di vicissitudini legislative e di battaglie politiche e sociali, riformerà la legge 772/72 e riconoscerà il diritto all'obiezione di coscienza, allargando le prerogative del servizio civile, prevedendo ad esempio anche l'impiego di obiettori in missioni umanitarie all'estero.

Nel 2001, dopo la riorganizzazione delle Forze Armate su base esclusivamente volontaria e professionistica (legge 331/2000), viene promulgata il 6 marzo la legge n. 64/01 di "Istituzione del servizio civile nazionale" mentre il 5 aprile 2002 viene approvato il Decreto legislativo n. 77, in applicazione della legge 64/01, che regola la materia.

Nel 2004 una sentenza della Corte Costituzionale (n. 228/04 del 16 luglio) riconoscerà ancora una volta il servizio civile nazionale legato all'art. 52 della Costituzione, e ne riserva la legislazione esclusivamente alla Stato. Il 29 luglio dello stesso anno la Camera approva in via definitiva la legge n.226/04 (promulgata il 23 agosto) di Riforma della Leva obbligatoria, che ne sancisce la sospensione definitiva a partire dal 1° gennaio 2005. Con essa, viene "sospesa" (non abrogata) anche l'obiezione di coscienza al servizio militare.

Cos'è e cosa prevede

Pertanto, il nuovo servizio civile nazionale oggi, "prestato su base esclusivamente volontaria", può essere definito come un autonomo istituto della Repubblica, una scelta che i giovani possono fare di un anno di impegno, tramite un progetto presso un ente non a scopo di lucro, in Italia o all'estero, caratterizzato dalla formazione e dal servizio, nei campi della solidarietà e della pace, dell'ambiente, in quello storico-artistico, culturale e della protezione civile (cfr. art. 1 legge 64/01).

Il servizio civile nazionale è rivolto oggi a tutti i giovani, sia italiani che stranieri, uomini e donne, dai 18 ai 29 anni non compiuti che godano dei diritti civili e politici, non siano mai stati condannati in tribunale e che siano fisicamente idonei. Dura 12 mesi, con almeno 30 ore settimanali di impegno. Si accede tramite Bando nazionale rivolgendosi all'ente scelto, secondo le modalità di candidatura e di selezione previste.

Per i volontari è stabilito un compenso mensile di 433,80 euro (a cui vanno aggiunti altri 450 euro di indennità per l'estero), l'attività svolta però non determina l'instaurazione di un rapporto di lavoro e non comporta la sospensione e la cancellazione dalle liste di collocamento o dalle liste di mobilità.

L'anno di servizio è inoltre riconosciuto ai fini del trattamento previdenziale figurativo (riscattabile), è previsto il riconoscimento di un punteggio nei concorsi pubblici, di crediti formativi da parte delle università convenzionate e di competenze certificate.

La struttura del servizio civile nazionale

Nell'attuale Legislatura, la delega in materia di servizio civile nazionale è stata attribuita al Ministero del Lavoro e del Welfare e in modo specifico al Sottosegretario on. Luigi Bobba.

L'organismo istituzionale che gestisce e coordina il servizio civile nazionale è l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC), che dal 2012 è stato assorbito nel Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, e che ha il compito di amministrarlo e curarne l'organizzazione, approvare i progetti, emanare i bandi per i volontari, supervisionare gli enti. Presso l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile operano anche la Consulta Nazionale per il Servizio Civile.

L'INAC e il servizio civile nazionale

L'INAC, ente di 1a Classe con sedi in tutte le regioni d'Italia ed aderente dal 2015 alla CNESC-Conferenza nazionale enti di servizio civile, ha scelto di accreditarsi e progettare nel campo del servizio civile nel 2006, spinti da alcune precedenti esperienze positive e dalla volontà di misurarsi con un modo nuovo di essere patronato. Obiettivo di questo impegno: collegare le finalità del Patronato nella difesa dei diritti sociali dei cittadini, soprattutto nell'attenzione verso gli anziani e nell'accoglienza verso gli stranieri, con quelle del servizio civile nazionale, della "difesa della Patria" e del coinvolgimento dei giovani.