5° Report Sociale
Edizione 2017

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Intervento del Presidente CIA, Dino Scanavino

Il Patronato, una risorsa nel cambiamento

Il Patronato garantisce ogni giorno diritti e servizi alle persone e alle imprese. In particolar modo, nelle aree rurali italiane e in ambito agricolo, tutela e assiste i cittadini, svolgendo anche il ruolo di intermediario tra questi e la Pubblica amministrazione. Il Patronato svolge, di fatto, una funzione sociale indispensabile, che va salvaguardata anche nel cambiamento, ormai in corso e improrogabile, da cui non possono esimersi le organizzazioni, evolvendo la società e gli stili di vita.

Sussidiarietà e partecipazione, restano requisiti fondamentali nell’integrazione tra modalità tradizionali di erogazione dei servizi -consulenza e supporto nella compilazione di moduli per richiedere prestazioni- e digitalizzazione dei processi con l’acquisizione e la comunicazione telematica delle pratiche agli enti previdenziali.

L’innovazione che ha eliminato la carta e ridotto il servizio al pubblico, snellendo le procedure, non può però, depotenziare il Patronato, non solo in termini di risorse professionali ed economiche, ma anche e prima di tutto, nella sua valenza sociale. Garantire ai cittadini, direttamente o attraverso gli enti previdenziali, la possibilità di essere puntualmente informati, resta una priorità e una leva del cambiamento, fatto sì, di semplificazione e efficienza, ma anche di cura delle persone e delle relazioni umane, perché venga tutelato il diritto ad essere informati e a compiere scelte consapevoli. Lo snellimento necessario, dunque, deve essere mirato, lavorando sulla costruzione di reti territoriali e più collegate ad organizzazioni di rappresentanza vera.

Dobbiamo continuare a rafforzare la proposta Inac e i servizi alla persona, destinati al nostro target di riferimento, coltivatori diretti e Iap. Inoltre, dobbiamo immaginare e realizzare un Patronato Inac che sappia essere sempre più interattivo e davvero in grado di comunicare con cittadini sempre più nativi digitali. Cia-Agricoltori Italiani, con i suoi Enti, Istituti ed Associazioni, è fortemente impegnata in questa direzione. La trasparenza, infine, rappresenta un valore fondante del nostro operato ed è per questo che ogni anno, il Patronato Inac, propone il suo Report Sociale, occasione per rendicontare sull’attività svolta, per condividere le esperienze maturate e rafforzare la rete di comunicazione con il mondo agricolo e tra questo e la società.

Ciò non sarebbe possibile senza l’impegno e la professionalità di dirigenti e operatori Inac che con l’occasione ringrazio, a nome di Cia-Agricoltori Italiani, per il lavoro svolto e la sua condivisione anche attraverso le pagine di questo Report.

Intervento del Presidente INAC, Antonio Barile

Durante il mandato di questa presidenza dell’Inac non ci siamo mai stancati di ribadire il ruolo importante di quella terra di mezzo costituita dalla rappresentanza nel dialogo sociale. Perché è nella rappresentanza che si formano e acquistano con forza le identità collettive, che maturano i progetti di sistema, per lo sviluppo e la crescita del nostro Paese. Abbiamo supportato le istituzioni con proposte concrete perché consideriamo la politica il luogo della “sintesi” e della composizione degli interessi. Abbiamo difeso il Patronato come strumento moderno e vitale di assistenza e tutela dei diritti sociali, specialmente nelle campagne italiane. Con la Cia-Agricoltori italiani abbiamo preconizzato che il Patronato con tutte le sue peculiarità, a partire dalla sua rilevanza costituzionale, acquisisca maggiori competenze per diventare sempre più il luogo dove si integrano i servizi alla persona.

Oggi, nel nostro Paese, sta risorgendo forte il desiderio di verità, di partecipazione consapevole nei processi decisionali, specialmente nella progettualità del welfare che cambia. Il punto focale per la nostra democrazia è rappresentato dalla modalità con cui si interviene più efficacemente nella formazione della decisione pubblica da parte dei soggetti della rappresentanza e dei suoi “strumenti”. Oggi nel nostro Paese non vi è un quadro normativo a differenza di quello che avviene in Europa, che garantisca efficienza ed efficacia in termini di rappresentanza di interessi, a cui la legge affidi proprio il compito di tutela, come per i patronati. Per questo condivido la necessità sottolineata nel Documento Programmatico alla base della 7° Assemblea Elettiva della Cia-Agricoltori Italiani di alcuni strumenti utilizzati in Europa, come il registro unico dei portatori d’interesse, i Gruppi di dialogo civile e, in generale, la piena accessibilità delle organizzazioni di rappresentanza alle attività parlamentari, per supportare con più efficacia i processi di decisione politica.

Il dialogo sociale non può essere una concessione dall’alto, ma deve essere statuito da norme precise, sul modello europeo che oggi consente alle organizzazioni agricole professionali di essere incisive nella programmazione regionale dei fondi europei come il PSR. Occorre, naturalmente, superare il modello di una rappresentanza di tipo generalista che sviluppa proposte dai contorni vaghi, discute frequentemente su temi superati e autoreferenziali e rischia di essere sempre meno credibile. Nel difficile rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa, la rappresentanza sociale con i suoi strumenti è chiamata, in primo luogo, a segmentare i soggetti rappresentati per poter interfacciare meglio problemi e trovare soluzioni più concrete e vicine ai bisogni reali. Queste devono essere le caratteristiche tipiche della democrazia dove agiscono positivamente i corpi intermedi sani e innovativi come il Patronato Inac, espressione della Cia-Agricoltori italiani, fortemente connesso agli interessi diffusi del mondo agricolo e di tutti cittadini.

Desiderio di verità, competenza nei processi decisionali e partecipazione consapevole

In questi anni abbiamo voluto che il Patronato Inac-Cia fosse il luogo delle competenze per una analisi critica delle tematiche del Welfare, oggi attraversate da incredibili ”false verità” che vengono propinate senza scrupoli all'opinione pubblica per finalità che minano i diritti sociali, in particolare quelli previdenziali.


È una falsa verità quando si sostiene da più parti che il bilancio previdenziale italiano non è sostenibile. In realtà più centri studi indipendenti dimostrano che il bilancio Inps 2016, relativo alla sola parte previdenziale, registra un attivo di ben 21,516 miliardi di euro considerando anche 8.830 miliardi di spesa assistenziale per l’integrazione al minimo delle pensioni basse. Un'altra falsa verità va smascherata a proposito del rapporto tra spesa pensionistica e Pil. Questa volta viene propalata l'Istat, l'istituto che dovrebbe essere il notaio dei dati e delle statistiche italiane, quando nei suoi documenti afferma che la spesa pensionistica italiana si colloca ai livelli più alti in Europa, addirittura al 17,06% del Pil quando l’incidenza vera è del 10,71% del Pil. Siamo di fronte a una vera e propria mistificazione dei dati da parte dell’Istat, con l'aggravante che sono comunicati a Eurostat, da dove poi discendono gli inviti perentori di Bruxelles all’Italia ad effettuare tagli ulteriori della spesa per pensioni. Non è una falsa verità, invece, che i pensionati italiani, pur in presenza di un attivo Inps, pagheranno al bilancio dello Stato fino al 2050 ben 900 miliardi come ha spiegato lo stesso Governo nel suo Documento di Economia e Finanza del 2016, costituiti dai risparmi che si realizzeranno con le riforme del 2004, 2007 e 2011, che saranno, pari al 41% del debito pubblico italiano. Cioè, se non si facessero più disavanzi di bilancio con il contributo dei pensionati si potrebbe ridurre il debito pubblico dal 136% al 90% del Pil e saremmo uno tra i Paesi più virtuosi della Ue.

In questi anni abbiamo operato proprio nella direzione di offrire alla società italiana e al mondo agricolo la nostra competenza nel vasto campo del Welfare, affinché la decisione politica fosse espressione degli interessi diffusi e di una partecipazione consapevole.

In questo senso abbiamo contribuito all’elaborazione di una proposta percorribile e non corporativa della Cia per dare “pensioni dignitose agli agricoltori italiani”.


Infatti le riforme pensionistiche che si sono succedute negli ultimi venti anni, con la reintroduzione del sistema contributivo, hanno peggiorato in modo peculiare la previdenza dei coltivatori diretti e degli Iap.

Il sistema retributivo e misto precedenti riuscivano comunque a garantire, almeno per gli iscritti appartenenti alla 1a e 2a fascia, l’integrazione al minimo che attualmente ammonta a 507,42 euro mensili. Stimiamo che i coltivatori diretti e gli Iap della 1a, 2a e 3a fascia che non percepiranno nemmeno l’integrazione al minimo saranno circa il 90%.

Abbiamo smentito con dati alla mano l’assioma, secondo cui il coltivatori diretti pagano meno dei lavoratori dipendenti. Abbiamo dimostrato invece che spesso i coltivatori diretti pagano per la propria previdenza più contributi dei propri lavoratori dipendenti, percependo una pensione molto più bassa. Abbiamo contribuito a porre al centro del dibattito politico la pensione base o zoccolo pensionistico a cui aggiungere la pensione derivante dal montante contributivo di ciascun lavoratore.

Abbiamo fatta nostra con opportuni miglioramenti la proposta di Legge n. 2100/14, che prevede tra l’altro l’istituzione di una "pensione base", in aggiunta alla pensione liquidata interamente con il sistema contributivo.

Il Patronato, strumento moderno di assistenza e tutela dei diritti sociali e di integrazione dei servizi alla persona

È nostra convinzione che il Patronato con le sue peculiarità (il ruolo di derivazione costituzionale a garanzia del pari accesso delle persone ai diritti erogati dalla Pubblica Amministrazione, la previsione legislativa che i patronati possano essere promossi esclusivamente dalle confederazioni e dalle associazioni nazionali dei lavoratori dipendenti e autonomi, i parametri stringenti previsti per il riconoscimento e i controlli del Ministero del Lavoro) sia il luogo dove è pensabile integrare i servizi alla persona per ricondurli in una logica di effettiva sussidiarietà orizzontale.
Non ci convince il riassetto organizzativo in atto, dove la Pubblica Amministrazione vorrebbe svolgere il doppio ruolo di fornitore di servizi fondamentali per il cittadino e, al contempo, il suo principale consulente, sostituendosi o entrando in competizione con i soggetti preposti a questo specifico compito, quali ad esempio i Patronati.

Certo, tutti auspichiamo migliori servizi erogati dalla PA, una sua migliore organizzazione, migliori competenze, migliori tecnologie digitali, ma riteniamo oggettivamente non compatibile il ruolo di “fornitore di un servizio” con quello di “tutela della controparte”: se l’INPS è chiamata ad erogare pensioni, non si può proporre contemporaneamente come assistente a tutela di interessi che sono evidentemente opposti ai suoi, così come un cittadino non può essere abbandonato ad un rapporto diretto e senza tutele terze nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

In conclusione, possiamo affermare che il Patronato è uno strumento moderno della rinnovata sussidiarietà, che ha saputo e saprà accompagnare lo sviluppo sociale e democratico del nostro paese.

Il Patronato INAC

L'identità

L'Inac è il Patronato promosso dalla Cia - Agricoltori italiani , che da oltre 40 anni svolge un servizio di pubblica utilità, fornendo consulenza, assistenza e tutela, in sede amministrativa e giudiziaria, per il riconoscimento dei diritti previdenziali, sociali e sanitari dei lavoratori dipendenti e autonomi e in generale dei cittadini italiani e stranieri.

Il suo ruolo sociale, giuridicamente riconosciuto, si è trasformato nel corso degli anni per rispondere alle esigenze di un moderno welfare, per adattarsi all'evoluzione delle tecnologie, per dare risposte a cittadini interessati non solo alla "compilazione della domanda", ma anche ad una consulenza qualificata per le loro scelte di welfare. I servizi dell'Inac, così come previsto dalla legge, sono gratuiti per i cittadini.

La Missione

Il Patronato Inac esercita l'attività di:

  • informazione
  • assistenza
  • tutela

anche con poteri di rappresentanza, a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, dei pensionati, dei singoli cittadini italiani, stranieri e apolidi presenti nel territorio dello Stato e dei loro superstiti e aventi causa, per il conseguimento in Italia e all'estero delle prestazioni di qualsiasi genere in materia di sicurezza sociale, di immigrazione e emigrazione, previste da leggi, regolamenti, statuti, contratti collettivi ed altre fonti normative, erogate da amministrazioni e enti pubblici, da enti gestori di fondi di previdenza complementare o da Stati esteri nei confronti dei cittadini italiani o già in possesso della cittadinanza italiana, anche se residenti all'estero.

I numeri del 2017

Nel corso del 2017 oltre 1.000.000 di persone si sono rivolte a noi per ricevere assistenza e consulenza ed abbiamo presentato per loro conto oltre 518.714 domande.

Per poter rispondere al meglio alle loro necessità abbiamo messo a disposizione:

735

Operatori Specializzati

484

Collaboratori Volontari

100 +

Consulenti Medici ed Avvocati

18

Sedi Regionali

94

Sedi Provinciali

284

Sedi Zonali

6

Sedi Estere

Pensioni e Prestazioni

Il Patronato INAC assiste i cittadini nelle scelte fondamentali da compiere riguardo la pensione, individuando la tipologia di pensione spettante

vecchiaia, anticipata, in totalizzazione, in cumulo, in computo

la prima decorrenza utile per il pensionamento, l’importo della futura pensione, esaminando la situazione contributiva ed eventualmente consigliando operazioni di ricongiunzione o di riscatto o procedendo con l’accredito figurativo di periodi non ancora accreditati, come quelli relativi al servizio militare o alla maternità obbligatoria al di fuori del rapporto di lavoro.

Pratiche di pensione e previdenziali
andamento 2014-2017

Le pratiche suddivise per tipologia





Servizi integrati alla persona

Il Patronato INAC, assieme al Centro di Assistenza Fiscale ed all’Associazione Nazionale Pensionati costituisce il Polo di Servizi integrati alla Persona. I tre istituti sono articolazioni e strumenti della CIA - Agricoltori Italiani e svolgono un ruolo di pubblica utilità, nell'ambito del sistema integrato di interventi e servizi, per il riconoscimento dei diritti sociali dei cittadini e dei pensionati, nonché di assistenza in campo fiscale.

Ogni componente del nostro sistema conferisce le proprie esperienze e le proprie competenze tecniche specifiche, permettendo ai cittadini di trovare in qualsiasi momento una risposta concreta a problemi di diversa natura, semplicemente entrando in una delle nostre sedi. Ci impegniamo nel trovare soluzioni sinergiche dando la massima attenzione alla qualità del servizio, all’informatizzazione delle procedure, alla formazione continua e puntuale dei nostri operatori. Le nostre strutture sono presenti su tutto il territorio italiano, presso ogni sede CIA, con una vasta rete di recapiti e numerosi operatori qualificati.

L’INAC comunica con i cittadini

Diritti Sociali

Da vari anni l’INAC ha costituito un comitato di redazione composto da un gruppo di Direttori regionali e provinciali per sviluppare in modo puntuale e professionale la propria attività di informazione. Nell’anno 2016 il nostro periodico è stato spedito a 2.000.000 di famiglie italiane e la versione elettronica a 10.000 indirizzi email.

Sito internet

Il sito internet del Patronato, www.inac-cia.it, fornisce informazioni sulla previdenza, fornendo ai cittadini tutte le novità in materia. È possibile trovare le notizie riguardanti il servizio civile ed il collegamento ai relativi bandi, consultare il periodico Diritti Sociali in formato elettronico, avere notizie sulle iniziative e trovare la sede INAC più vicina.

Newsletter mensile

Ogni mese, tutti coloro che forniscono al patronato il proprio indirizzo di posta elettronica, possono ricevere una newsletter che informa riguardo le novità previdenziali, gli adempimenti obbligatori per il cittadino, le campagne di raccolta pratiche finalizzate all'ottenimento di diritti altrimenti non riconosciuti e molto altro.

Facebook

Il Patronato è presente anche su Facebook con una propria pagina, all’interno della quale chiunque può trovare utili informazioni e costanti aggiornamenti in materia di previdenza e di assistenza.

Attività in convenzione

Nel corso degli anni il Patronato INAC ha stipulato vari accordi di partnership con associazioni che intendono fornire la nostra vastissima gamma di servizi alla persona ai propri iscritti. L’INAC riconosce a queste convenzioni una grande importanza, in quanto aiutano in maniera determinante la diffusione dei nostri servizi su tutto il territorio nazionale. Le nostre principali convenzioni, aumentate nel corso del 2016 e del 2017 sono:

A queste convenzioni principali se ne aggiungono molte altre stipulate a livello provinciale e regionale.

Attività svolta con gli enti convenzionati

Dipendenti e Collaboratori



Produttività

L'impegno per il Servizio Civile Nazionale

Il Servizio civile nazionale, nato nel 2001 su base esclusivamente volontaria e destinato ora ai giovani sia italiani che stranieri dai 18 ai 28 anni, ha visto a partire dal 2016 completare la sua riforma legislativa che lo ha portato ad essere definito come "universale".

A maggio 2016 si è concluso l'iter di approvazione, avviato nel 2014 su proposta del Governo Renzi, della legge delega di riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e - appunto - del servizio civile universale (n. 106 del 6 giugno), a cui è seguito Decreto legislativo n. 40/2017 di attuazione, firmato dal Presidente della Repubblica il 6 marzo ed entrato in vigore il 18 aprile 2017. Nel 2018 un secondo decreto legislativo, il n. 43 del 13 aprile, ha portato delle "Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 6 marzo 2017, n. 40", segnando così la definitiva riforma del servizio civile in Italia.

L'INAC, iscritto all’Albo nazionale degli enti di servizio civile dal 2006, da febbraio 2014 è accreditato come ente di I classe per l’impiego di giovani in SCN e da aprile 2015 è socio CNESC (Conferenza nazionale degli enti di servizio civile), il primo e principale organismo di rappresentanza degli enti di servizio civile in Italia. Per l’INAC la scelta del servizio civile nazionale si collega fin dall’inizio alle finalità del Patronato nella difesa dei diritti sociali dei cittadini, soprattutto nell’attenzione verso gli anziani e nell’accoglienza verso gli stranieri, con quelle del Servizio civile nazionale, della “difesa della Patria” e del coinvolgimento dei giovani. Gli ambiti scelti per l’accreditamento, “Assistenza” ed “Educazione” + “Ambiente” per il legame con la Cia-Agricoltori Italiani (dal 2015 anche all’Estero in Albania), rispettano questa impostazione di fondo.



Allo stato attuale INAC vede accreditate 168 sedi, di cui 167 in Italia (tra cui la sede nazionale) ed 1 all’estero in Albania, e 9 figure del sistema del servizio civile nazionale. La percentuale maggiore di sedi, ossia 23 si trova in Piemonte (13,7%), regione seguita dalle 17 della Liguria (10,1%) e dalle 14 della Campania e del Veneto (8,3%). Trentino Alto Adige (1) e Basilicata (3) sono le regioni con il numero più basso di sedi accreditate. L’ultima progettazione INAC, relativa alla scadenza del 30 novembre 2017, ha visto un ulteriore sviluppo della sua attività con la presentazione di 22 progetti, dei quali 1 all’estero ed 1 in ambito nazionale sull’Agricoltura sociale con Cia-Agricoltori Italiani, per 382 posti a valere sul 2018. Il dato di per sé segna un ulteriore avanzamento rispetto al 2017 quando complessivamente, ma in bandi di progettazione diversi, furono presentati 15 progetti INAC di servizio civile nazionale, per un totale di 276 posti.



Le Regioni coinvolte nella progettazione sono passate in tre anni, a partire dal 2016, da 10 a 12 e infine a 17, con una ricaduta su 77 province (+20) e 159 sedi tra regionali, provinciali, zonali e quella all’estero a Tirana (+76). Accanto a questi vanno poi aggiunti ulteriori 5 progetti, per complessivi 50 posti, presentati a febbraio 2016 in Toscana nell’ambito del servizio civile regionale, sviluppati su due annualità: 2016 e 2017. Vanno poi considerati anche 3 progetti per 14 volontari inseriti in una progettazione straordinaria legata ad interventi nei luoghi colpiti dal terremoto in centro Italia del 2016, così suddivisi: 8 volontari su 8 sedi nelle Marche, 4 per 2 sedi (Spoleto + camper mobile) in Umbria e 2 volontari (Rieti + camper mobile) nel Lazio, avviati il 5 luglio 2017 e realizzati in co-progettazione.



Tra il 2017 e il 2018 INAC ha così gestito 14 progetti avviati tra novembre e dicembre 2017, per complessivi 185 volontari in servizio, cui si aggiungono i 36 del bando legato all’Agricoltura sociale avviato il 22 maggio 2018 e alcuni volontari della seconda annualità del SCR della Toscana. Il prossimo passo per INAC è ora il passaggio verso il Servizio Civile Universale, che verrà avviato entro il 2018.

Formazione e Coordinamento

Il patronato INAC crede fortemente nell’importanza di una costante formazione dei propri dipendenti e collaboratori, sia in riferimento alla normativa, sia in ambito gestionale, ma soprattutto ai fini di una sempre maggiore professionalità e qualità del servizio erogato agli assistiti.

Nel biennio 2016/2017 sono stati erogati i seguenti corsi:



La governance nazionale

Ogni anno il Patronato INAC organizza un incontro con i cittadini nelle principali piazze dei capoluoghi di provincia. Questa iniziativa ha lo scopo di promuovere i nostri servizi, di informare i cittadini dei loro diritti e di stimolare la discussione riguardo le opportunità e le criticità del welfare italiano.



Intervento di Corrado Franci

Il patronato fra tradizione e futuro, l’impegno Inac per l’innovazione

Premessa

Negli ultimi anni, la necessità di introdurre elementi innovativi nella normativa sui patronati, in parallelo alle esigenze dello stato di reperire risorse, ha portato tagli importanti al fondo patronati.

Nel biennio 2015/16, i patronati si sono visti sottrarre circa 50 milioni di euro, nonostante la maggiore attribuzione di funzioni. Si è così dovuto svolgere un grande lavoro di sensibilizzazione delle istituzioni, rispetto al ruolo e all’attività che i patronati svolgono.


Ci siamo comunque, auto-innovati per il modo di lavorare e per la tecnologia utilizzata. La legislazione ci ha affidato nuove funzioni, senza aumento delle entrate. La pubblica amministrazione ha delocalizzato verso i patronati fasi importanti della gestione, sfruttando la telematica per ricevere le istanze in forma digitale. Sono aumentati i costi di gestione a parità di entrate, imponendo alle O. P. maggiori contributi a copertura.

L’impegno diretto per l’innovazione

Inac ha accettato la sfida di innovarsi, ottenendo, a fianco dei tagli subiti, che la legge di stabilità 2015 prevedesse misure compensative. La riforma dell’art. 10 della L. 152/2001, consente di svolgere attività diverse da quelle finanziate dal fondo, stipulando convenzioni a rimborso spese, con privati, pubblica amministrazione e la possibilità di chiedere un contributo ai cittadini assistiti.

Il percorso di attuazione si è rivelato complesso, per la necessità di ottenere interpretazioni e decreti attuativi e ad oggi è quasi fermo, anche se il lavoro svolto e gli impegni assunti dalle istituzioni, lasciano ben sperare.

L’Inac, assieme alla Cia- Agricoltori Italiani, ha attivato un confronto attivo con le istituzioni per il superamento della misura sperimentale che attribuisce un valore alle pratiche non finanziate per l’invio telematico e per il riconoscimento alle nuove entrate di cui all’art. 10 L.152/2001 dello status di attività non commerciale e non imponibile, in linea con le finalità istituzionali dei patronati, visto che le nuove entrate, sono solo parzialmente ristoratrici dei costi sopportati e delle perdite subite a causa dei tagli.

Considerazioni e proposte per il futuro

Grazie anche alla presidenza di turno del Cipla nel 2016, l’Inac si è impegnato a costruire un importante sistema di relazioni con le istituzioni e con gli altri patronati, creando le condizioni per una migliore sensibilizzazione della politica e dei cittadini sull’importanza e sull’economicità del lavoro effettuato dagli operatori di patronato. Una posizione comune di tutti i patronati è essenziale per innovarsi e sono maturi secondo noi i tempi per costituire una consulta dei patronati.

Nel disegnare il patronato del futuro, sarà importante:

  • inserire modalità innovative per rispondere ai bisogni e sfruttare gli strumenti tecnologici disponibili;
  • Superare la condizione di soggetto monoreddito, attivando canali differenziati di finanziamento;
  • Salvaguardare il principio costituzionale su cui i patronati si fondano, di soggetto giuridico privato con funzione di pubblica utilità, la gratuità per il cittadino delle attività storiche e se necessario anche innovative, essenziali per la tutela dei diritti sociali, previdenziali e assistenziali;

Inac ritiene che l’esistenza di un fondo patronati in futuro resti importante, poiché garantisce ai cittadini la tutela dei diritti, con costi sociali sostenibili, con costi diretti azzerati e con una capillarità di copertura del territorio che gli enti previdenziali da soli non potrebbero mai garantire se non a fronte di costi altissimi. Senza dimenticare l’assistenza ai connazionali emigrati, che aumenta il valore sociale del lavoro dei patronati.

Intervento del nuovo direttore Laura Ravagnan

Crescere e innovarsi è possibile

Da poco tempo sono stata chiamata a ricoprire il ruolo di direttore generale dell’Inac-Istituto nazionale assistenza cittadini, il Patronato promosso da Cia-Agricoltori Italiani. Orgogliosamente posso affermare che si tratta di una delle maggiori realtà nazionali dedicata ai diritti delle persone. Da oltre 40 anni opera nel Paese, con una straordinaria capillarità di sedi a livello territoriale e migliaia di operatori altamente specializzati, impegnati ogni giorno a fornire servizi, consulenze e assistenza.
Prima di assumere questo incarico nazionale ho maturato una lunga esperienza in Veneto, da operatore zonale a direttore regionale, questo mi ha permesso di passare tutti gli stadi dell’impegno a tutela delle persone e nel confronto attivo con le Istituzioni.

Va detto che, in questa fase, stiamo vivendo un delicato momento di transizione. Se da un lato il ruolo del Patronato è più o meno consolidato nella sua funzione di pubblica utilità, dall’altro c’è ancora bisogno di rimarcare il suo ruolo sociale verso il mondo della politica e presso i responsabili di Governo del Paese.

L’evoluzione delle attività “core business” del Patronato, dell’ultimo decennio, verso temi più complessi, più richiedenti competenza, approfondimento, capacità di analisi, deve necessariamente avere riscontri nel nostro modo di operare e nel nostro modo di rapportarci con gli Enti Previdenziali e con la P.A., promuovendo servizi innovativi e diversificati ai cittadini, anche per contrastare la riduzione della sussidiarietà e l’aggressività di concorrenti nel mercato, a volte poco ortodossi.

In tale contesto l’Inac non può esimersi dal confronto serio sia all’esterno con gli altri Patronati competitori che all’interno della nostra Confederazione con un importante ripensamento e riprogettazione dei servizi offerti. Tra l’altro, le modificazioni introdotte dalla legge di stabilità 2015, che prevedono che i Patronati possano fornire assistenza ai cittadini prestazioni più variegate, svolgendo una significativa attività di sostegno, informativa e di assistenza tecnica in settori assolutamente distinti tra loro (dalle prestazioni sanitarie al risparmio previdenziale, dalla legislazione fiscale all’ assistenza in sede giudiziaria, dalla informazione sulla sicurezza dei luoghi di lavoro al supporto delle autorità diplomatiche), ci impongono di attivare attenzioni e sensibilità per meglio guidare i processi di rinnovamento dei nostri servizi, della nostra organizzazione e della nostra professionalità.


Quindi, immagino un terreno di intervento che si allarga. Non vorrei per il futuro un Patronato che si identifichi come un ammortizzatore della Pubblica amministrazione, ma piuttosto un soggetto con competenze e funzioni di tutela più estese. Ritengo questo mio nuovo impegno un’opportunità entusiasmante, un ruolo delicato per la complessità e l’importanza che riveste il Patronato, soprattutto in questo momento storico e di grandi cambiamenti per il mondo del lavoro e del sistema previdenziale, fortemente sotto accusa. Sicuramente un compito complesso, ma se in armonia con il lavoro fatto finora, dovrà portare all’Inac ulteriore sviluppo e valore.

La mia direzione a questo Patronato intende inserirsi nell’articolato percorso di innovazione di Cia-Agricoltori Italiani che richiede nuovi modelli di funzionamento e di rappresentanza, più integrati e più in presa diretta con i nostri associati, la PA e le persone. Per tale motivo bisognerà essere solerti e responsivi.


Colgo l’occasione evidenziare attraverso questo Report Sociale la nostra missione, che coincide alla mia da Direttore generale, raccontando con i fatti, le esperienze e i risultati, ciò che siamo e quello che facciamo. Non ci limitiamo ad accogliere una domanda di responsabilità sociale, ma puntiamo a vincere una sfida ben più importante: dimostrare la legittimità sociale del nostro Patronato.

Credo fortemente che il lavoro di squadra, la condivisione dei valori fondanti dei compiti che siamo chiamati a svolgere e l’impegno quotidiano ci consentiranno, oltre ogni inevitabile difficoltà, di affrontare il futuro con fiducia.

Il rapporto con gli enti previdenziali

Il patronato INAC svolge il proprio lavoro in stretta collaborazione con gli enti previdenziali.

I rapporti tra INAC, Enti previdenziali e Ministero del Lavoro sono regolati da protocolli di intesa appositamente predisposti al fine di disciplinare la gestione delle pratiche patrocinate, la consultazione delle banche dati e l’utilizzo delle procedure informatiche con particolare riferimento all’invio telematico delle istanze.

Tutte le attività del Patronato sono soggette alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il sistema dei patronati

Gli Istituti di Patronato e di assistenza sociale sono persone giuridiche di diritto privato che svolgono un servizio di pubblica utilità. I patronati in Italia sono stati istituiti nel 1947 per garantire un pari accesso delle persone ai diritti erogati dalla Pubblica Amministrazione, così come previsto dalla Costituzione Italiana. La successiva evoluzione della normativa, rispondendo alle esigenze dettate dal nuovo sistema di welfare a gestione mista pubblica/privata, ha affidato ai patronati il ruolo di segretariato sociale per una migliore gestione dei servizi.

L’attività degli istituti di patronato è regolata dalla legge n. 152 del 3 marzo 2001 “Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale” che nel fissare regole per il riconoscimento e lo svolgimento dell’attività più adeguate rispetto al passato ha aperto nuovi ambiti d’intervento coerenti con i cambiamenti del Paese e della dinamica di sviluppo dei servizi.

Il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 10 ottobre 2008, n. 193, “Regolamento per il finanziamento degli Istituti di Patronato”, entrato in vigore il 1° gennaio 2009, ha dato attuazione alla Legge n. 152/2001 con particolare in rifermento all’articolo 13 della legge ed ai criteri per accedere al fondo per il finanziamento dell’attività dei patronati. Al regolamento sono state allegate nuove tabelle in cui le attività sono state riviste ed ampliate. È stato introdotto il concetto di pratiche con punteggio o a punteggio zero, importanti elementi di verifica della qualità e di incentivazione della gestione telematica delle attività. Il decreto è stato, inoltre, compendiato da una serie di circolari interpretative.



La legge di stabilità 2013 n. 228/2012 ha in parte riformato la legge n. 152/2001, stabilendo norme più stringenti per il riconoscimento dei patronati e delegando ad un decreto ministeriale l’estensione dell’incentivo (0,25 punti) alla gestione telematica delle attività, anche alle pratiche a punteggio zero. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha emanato di conseguenza il decreto del 20 febbraio 2013 ed alcune circolari di applicazione delle nuove norme. A detto decreto è stata allegata la tabella delle attività cui si applica l’incentivo.
L’articolo 1, comma 310, lettera a) della legge di stabilità 2015 ha statuito che possono costituire e gestire gli istituti di patronato e di assistenza sociale, su iniziativa singola o associata, le confederazioni e le associazioni nazionali di lavoratori che abbiano sedi proprie “in un numero di provincie riconosciute la cui somma della popolazione sia pari ad almeno il 60% della popolazione italiana, come accertata nell’ultimo censimento nazionale, e che abbiano sedi di istituti di patronato in almeno otto paesi stranieri”.

L’articolo 1, comma 310, lettera b) della legge di stabilità 2015 ha previsto l’apertura di sedi “in un numero di province riconosciute la cui somma della popolazione sia pari ad almeno il 60% della popolazione italiana, come accertata nell’ultimo censimento nazionale, secondo criteri di adeguata distribuzione nel territorio nazionale individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali”.

L’articolo 1, comma 310, lettera e) della legge di stabilità 2015 ha introdotto due ulteriori requisiti che disciplinano le possibilità di scioglimento dei patronati:

  • la realizzazione, per due anni consecutivi, di attività rilevante ai fini del finanziamento, sia in Italia sia all’estero, in una quota percentuale accertata in via definitiva dal Ministero inferiore all’1,5% del totale;
  • la mancata dimostrazione di svolgere attività, oltre che a livello nazionale, anche in almeno otto stati esteri, con esclusione dei patronati promossi dalle organizzazioni sindacali agricole.

Infine, come già accennato all’interno di questo report sociale, la legge di stabilità 2015 ha previsto la riforma dell’articolo 10 della legge n. 152/2001, in base al quale, i patronati hanno la possibilità di svolgere anche attività diverse da quelle finanziate tramite il fondo patronati, stipulando apposite convenzioni con privati e pubbliche amministrazioni e con la possibilità di chiedere, per talune attività non finanziate, un contributo a carico dei cittadini assistiti. La sfida che il patronato INAC si pone è quella di riuscire a coniugare una puntuale e rigorosa attenzione al rispetto delle normative, una efficace programmazione delle attività e un ampiamento della gamma dei servizi resi nei confronti dell’utenza.

I raggruppamenti dei patronati

La maggior parte dei patronati riconosciuti in base alla legge n. 152 del 2001, ha aderito ad uno dei quattro raggruppamenti esistenti: CIPLA, CEPA, CIPAS e COPAS.

Il patronato INAC aderisce al CIPLA, Comitato di Intesa Patronati del Lavoro Autonomo, composto da sei Patronati.

Il Comitato è strutturato a livello nazionale e provinciale e tra i suoi compiti ha quello di rappresentare i patronati presso:

  • il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali attraverso la commissione appositamente prevista dall’articolo 14 del DM n. 193/2008 per valutare l’attuazione del regolamento di finanziamento e per formulare proposte di revisione;
  • tutti gli enti e gli istituti previdenziali, per predisporre protocolli di intesa e/o convenzioni.

Tra gli altri compiti c'è quello di favorire l’intesa di collaborazione con gli altri raggruppamenti.

Attività dei patronati - dati dichiarati anno 2016

Le sedi provinciali

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