• 16 APRIL 2014 - 19:16
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TRATTAMENTI DI INABILITA'

  1. I trattamenti di inabilità;
  2. Le inabilità dei lavoratori privati:

a.     L’assegno di invalidità;

b.     La pensione di inabilità;

c.      La pensione privilegiata.

  1. Le inabilità dei lavoratori pubblici:

a.     Inabilità alla mansione;

b.     Inabilità a proficuo lavoro;

c.      Inabilità a qualsiasi attività lavorativa;

d.     La pensione privilegiata;

e.     L’equo indennizzo.

Nell’affrontare questa tipologia di prestazioni è opportuno fare una distinzione dei diversi trattamenti di cui sono destinatari i lavoratori a seconda che siano appartenenti al settore privato (lavoratori dipendenti ed autonomi) o al settore pubblico.

 

 

lavoratori privati

 

 

lavoratori pubblici

 

assegno di invalidità

(legge n. 222/84)

 

 

inabilità alla mansione

 

pensione di inabilità

 

 

inabilità a proficuo lavoro

 

pensione privilegiata

 

inabilità a qualsiasi attività lavorativa

 

pensione privilegiata

  

2.     LE INABILITA’ DEI LAVORATORI PRIVATI

2.a. - L’ASSEGNO DI INVALIDITA’

L’assegno di invalidità spetta ai lavoratori dipendenti e autonomi, affetti da un'infermità fisica o mentale, che possono far valere determinati requisiti contributivi.

I requisiti

Ø      l'infermità fisica o mentale deve essere accertata dai medici dell'Inps e tale da provocare una riduzione permanente di due terzi della capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle attitudini del lavoratore;

Ø      l'anzianità contributiva deve essere pari a 5 anni versati presso l’INPS (260 contributi settimanali), dei quali almeno 3 anni (156 settimane) versati nel quinquennio precedente la domanda di assegno ordinario di invalidità;

Integrazione al minimo

Nel caso in cui l'assegno risulti di importo molto modesto e non superi i limiti di reddito sottoelencati, la pensione può essere aumentata fino ad un importo che annualmente viene fissato dall’INPS.

In ogni caso, la pensione aumentata non può comunque superare l'importo del trattamento minimo INPS che per l’anno 2008 è pari a 443,12 euro.

I limiti di reddito annui entro i quali è possibile ottenere le integrazioni sono i seguenti:

Integrazione al minimo

Anno

 Pensionato solo

Pensionato coniugato

 2007

€ 10.123,36

€ 15.185,04

 2008

€ 10.285,34

€ 15.428,01


Rientrano nel calcolo del reddito

Ø      i redditi soggetti all'Irpef (stipendi, pensioni, terreni, fabbricati, redditi da impresa e da lavoro autonomo, assegno di mantenimento pagato al coniuge separato o divorziato ecc.);

Ø      i trattamenti di fine rapporto e loro eventuali anticipazioni.

Per valutare i limiti di reddito non devono considerarsi:

Ø      la casa di proprietà del richiedente l'assegno se vi abita;

Ø      i redditi esenti da Irpef (pensioni ai mutilati ed invalidi civili, ciechi e sordomuti, sussidi e prestazioni assistenziali pagati dallo Stato e da altri Enti pubblici);

Ø      i redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva (interessi derivanti da depositi bancari o postali, Bot e CCT, vincite e premi, ecc.);

Ø      le pensioni di guerra;

Ø      l'importo dell'assegno ordinario di invalidità calcolato senza tener conto dell'integrazione.

Assegno di invalidità e rendita Inail

Dal 1° settembre 1995 l'assegno di invalidità non può essere cumulata con la rendita Inail dovuta a infortunio sul lavoro o a malattia professionale, riconosciuta per la stessa causa.
In ogni caso, se la rendita Inail è di importo inferiore alla pensione Inps, il titolare riceve in pagamento dall'Inps la differenza tra le due prestazioni.

Le pensioni con decorrenza anteriore al 1° settembre 1995 continuano ad essere pagate integralmente ma ad esse non vengono applicati i successivi aumenti ("cristallizzazione") fino al riassorbimento del maggior importo pagato.

Trasformazione dell’assegno

Al compimento dell'età pensionabile l'assegno si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia, purché l'interessato abbia cessato l'attività di lavoro dipendente e possegga i requisiti contributivi previsti per la pensione di vecchiaia: 20 anni di contribuzione, 65 anni di età se uomo e 60 anni se donna. Il periodo in cui l'invalido ha beneficiato dell'assegno e non ha contributi da lavoro, viene considerato utile per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia.

Misura dell’assegno:

L’importo dell’assegno viene determinato sulla base della effettiva anzianità contributiva posseduta.

La decorrenza

L'erogazione dell'assegno ordinario di invalidità inizia dal mese successivo alla data di presentazione della domanda. L'assegno ha validità triennale e può essere confermato, su domanda del beneficiario, per tre volte consecutive, dopodiché diventa definitivo.

Cumulo con i redditi da lavoro

L’assegno di invalidità è cumulabile con l’attività lavorativa. Tuttavia, questo viene ridotto del 25% se i redditi derivanti da lavoro dipendente, autonomo o d’impresa sono superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS (che per il 2008 è pari ad euro 5760,56 annui).

La riduzione sarà pari al 50% sei il reddito percepito dal titolare della prestazione supera il trattamento minimo di 5 volte.

2.b. -  LA PENSIONE DI INABILITÀ

 E' una pensione che spetta ai lavoratori dipendenti e autonomi, che siano o meno titolari dell’assegno di invalidità, affetti da un'infermità fisica o mentale che possono far valere determinati requisiti contributivi.

Requisiti

• l'infermità fisica o mentale deve essere accertata dai medici dell'Inps e deve essere tale da provocare una assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi lavoro;

• l'anzianità assicurativa e contributiva deve essere pari a 5 anni di assicurazione, dei quali almeno 3 anni versati nei cinque anni precedenti la domanda di pensione di inabilità.

Incompatibilità:

Chi fa domanda di pensione di inabilità non può:

• svolgere un'attività lavorativa dipendente;

• essere iscritto ad un albo professionale;

• essere iscritto negli elenchi degli operai agricoli o dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, mezzadri e coloni).

Calcolo e Bonus contributivo

L'importo della pensione di inabilità viene calcolato aggiungendo all'anzianità contributiva maturata un "bonus contributivo" corrispondente al periodo che manca per arrivare al compimento dell'età pensionabile che per gli inabili è di 55 anni se donne e 60 se uomini. Il "bonus contributivo" non può, comunque, far superare i 40 anni di anzianità contributiva.

Per le pensioni di inabilità, i cui titolari avevano al 31 dicembre 1995 un'anzianità inferiore ai 18 anni, il "bonus" è calcolato con il sistema contributivo, come se il lavoratore inabile avesse già raggiunto l'età pensionabile di 60 anni, indipendentemente dal sesso e dalla gestione nella quale gli sono stati accreditati i contributi.

Pensione di inabilità e rendita INAIL

Dal 1° settembre 1995 la pensione di inabilità non può essere cumulata con la rendita Inail per infortunio sul lavoro o a malattia professionale, riconosciuta per la stessa causa.

In ogni caso, se la rendita Inail è di importo inferiore alla pensione Inps, il titolare riceve in

pagamento dall'Inps la differenza tra le due prestazioni.

Le pensioni con decorrenza anteriore al 1° settembre 1995 continuano ad essere pagate integralmente, ma ad esse non vengono applicati i successivi aumenti ("cristallizzazione").

fino al riassorbimento del maggior importo pagato.

L'assegno per l'assistenza personale e continuativa

Requisiti e incompatibilita'

I pensionati di inabilità possono chiedere l'assegno per l'assistenza personale e continuativa, se si trovano nell'impossibilità di camminare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure hanno bisogno di assistenza continua in quanto non sono in grado di condurre da soli la vita quotidiana.

L'assegno di assistenza viene concesso su domanda dell'interessato e può essere chiesto insieme alla pensione di inabilità. L'assegno per l'assistenza cessa di essere corrisposto alla morte del titolare di pensione di inabilità. Decorre dal primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della domanda o dal primo giorno del mese successivo alla data di perfezionamento dei requisiti.

L'assegno non spetta:

• durante i periodi di ricovero in istituti di cura o di assistenza a carico della pubblica amministrazione;

• nei periodi di ricovero in istituti di cura o di assistenza privati, quando la spesa è a carico della pubblica amministrazione.

L'assegno è incompatibile con l'assegno mensile corrisposto dall'Inail agli invalidi per l'assistenza personale e continuativa.

L'assegno è ridotto per coloro che ricevono analoga prestazione da un altro ente previdenziale. In questo caso l'Inps corrisponde la differenza tra le due prestazioni.

La decorrenza

La pensione di inabilità decorre:

• dal mese successivo a quello di presentazione della domanda;

oppure

• dal mese successivo a quello di cessazione dell'attività;

oppure

• dalla data della cancellazione dagli elenchi dei lavoratori autonomi.

Il ricorso

Nel caso in cui la domanda di pensione di inabilità venga respinta, si può presentare ricorso, in carta libera, al Comitato provinciale dell'Inps, entro 90 giorni dalla data di ricezione della reiezione.

2.c. - LA PENSIONE PRIVILEGIATA

Qualora l’evento invalidante sia diretta conseguenza del servizio prestato (nesso di causalità) l’assicurato lavoratore dipendente (ne restano esclusi gli autonomi) può richiedere la pensione privilegiata.

E’ sufficiente un solo contributo settimanale o giornaliero nell’arco della vita e che per lo stesso evento non sussista il diritto a rendita Inail o ad altro trattamento.

3.     LE INABILITA’ DEI LAVORATORI PUBBLICI

3. a. - INABILITA’ ALLA MANSIONE

Il riconoscimento del requisito sanitario dell’inabilità alla mansione, in presenza di un’anzianità contributiva pari a 20 anni per i dipendenti degli enti locali e a 15 per i dipendenti statali potrebbe dare origine alla liquidazione del trattamento in questione. Il trattamento pensionistico che decorre dal giorno successivo alla dispensa dal servizio, laddove l’amministrazione di appartenenza non abbia ricollocato in altra mansione il lavoratore inabile, ovvero questi non abbia accettato il transito nel nuovo profilo.

La suddetta pensione viene calcolata in base all’effettiva anzianità di servizio posseduta dal lavoratore.

3. b. - INABILITA’ A PROFICUO LAVORO

Per aver diritto a tale prestazione, al lavoratore deve essere riconosciuta una inabilità assoluta e permanente al servizio di istituto.

E’ richiesto il requisito contributivo minimo dei 15 anni ed il calcolo della prestazione si determina sull’effettiva anzianità di servizio posseduta.

3.c. - INABILITA’ A QUALSIASI ATTIVITA’ LAVORATIVA

Introdotta dall’art. 2, comma 12, della legge n. 335/95, è concessa al lavoratore al quale venga riconosciuta una inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa non dipendente da causa di servizio.

E’ richiesto lo stesso requisito contributivo della pensione di inabilità per i lavoratori privati, ovvero 5 anni di anzianità contributiva di cui almeno tre nel quinquennio precedente l’istanza.

In caso di cessazione del servizio, la domanda in questione deve essere proposta entro due anni dalla cessazione stessa.

La pensione viene calcolata attribuendo il cosiddetto “bonus”, cioè il servizio posseduto viene maggiorato di tanti anni quanti sono quelli intercorrenti tra l’età del richiedente e l’età pensionabile per il collocamento a riposo per limiti di età.

In ogni caso, l’importo del trattamento non può essere superiore:

Ø      all’80% della retribuzione pensionabile corrispondente alla massima anzianità contributiva dei 40 anni;

Ø      all’importo della pensione privilegiata.

 3. d -  PENSIONE PRIVILEGIATA

Consegue il diritto alla pensione privilegiata il dipendente pubblico che “a causa del servizio” abbia subito una menomazione permanente della integrità fisica, psichica, sensoriale.

Contrariamente alle altre inabilità, il conferimento della pensione privilegiata non presuppone alcuna anzianità contributiva minima, in quanto è sufficiente anche un solo giorno di servizio, e l’accertamento del nesso di causalità.

Fatta salva la pensione privilegiata la domanda deve essere presentata entro 6 mesi dalla data in cui si è verificato l’evento dannoso o da quella in cui si ha avuto conoscenza dell’infermità e comunque entro 5 anni dalla cessazione (tale limite è elevabile a 10 anni in caso di parkinsonismo).

Tuttavia,  con sentenza n.323/2008 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 169 del DPR n. 1092/73 nella parte in cui non prevede che laddove la malattia insorga dopo cinque anni dalla cessazione dal servizio, il predetto termine decadenziale decorre dalla manifestazione della malattia stessa.

Gli organi per l’accertamento sanitario si diversificano a seconda del comparto di appartenenza.

Per effetto del DPR 461/2001, che ha semplificato il procedimento per le domande presentate a partire dal 23 febbraio 2004, gli accertamenti sanitari vengono svolti dalla Commissione medica di verifica, per la generalità dei dipendenti pubblici, dal CMO per gli appartenenti alle forze armate e dalle ASL per i dipendenti degli enti pubblici non economici (Inps, Inpdap, Inail, Aci, Cnr, Unire, Agea).

In caso di accertata inidoneità sanitaria, il Comitato di Verifica si esprime sulla sussistenza del nesso di causalità tra patologia e servizio.

La domanda va presentata al datore di lavoro se il soggetto è iscritto, all’Inpdap se pensionato.

La misura della pensione di privilegio varia a seconda della classificazione della menomazione in una delle 7 categorie allegate al DPR 834/81 e a seconda se si tratta di un dipendente iscritto alla “Cassa Stato” o alle “Casse degli ex Istituti” di previdenza.

Dipendenti statali:

L’importo della pensione privilegiata di un dipendente dello Stato varia a seconda della categoria di ascrivibilità.

Ø      1° categoria: pari ad una pensione ordinaria calcolata sul massimo del servizio utile (40 anni)

Ø      dalla 2 alla 7: è pari ad 1/40 della base pensionabile per ogni anno di servizio utile. Non può comunque essere inferiore ad 1/3, né superiore all’80% della medesima.

Dipendenti enti locali:

Il calcolo della pensione viene effettuato maggiorando di 1/10 l’aliquota di rendimento della pensione ordinaria. Tale aliquota non può comunque essere inferiore al 66,6% né all’80%.

3.e - EQUO INDENNIZZO

Il lavoratore che abbia ottenuto  il riconoscimento della causa di servizio ha diritto all’equo indennizzo, che consiste in un emolumento di natura risarcitoria a carico del datore di lavoro. Può essere richiesto contestualmente alla domanda di riconoscimento della causa di servizio o entro 10 giorni dalla comunicazione di trasmissione degli atti al Comitato di Verifica per l’accertamento del nesso di causalità.

Qualora venga concessa anche la pensione di privilegio, il 50% dell’equo indennizzo deve essere restituito.

Per la determinazione dell’equo indennizzo, si considera lo stipendio tabellare, con esclusione degli emolumenti aggiuntivi.

Misura dell’equo indennizzo

1 categoria

2 volte l’importo dello stipendio tabellare

2 categoria

92% l’importo stabilito per la 1° categoria

3 categoria

75% l’importo stabilito per la 1° categoria

4 categoria

61% l’importo stabilito per la 1° categoria

5 categoria

44% l’importo stabilito per la 1° categoria

6 categoria

27% l’importo stabilito per la 1° categoria

7 categoria

12% l’importo stabilito per la 1° categoria

8 categoria

6% l’importo stabilito per la 1° categoria

Per menomazioni ascritte alla Tabella B la misura dell’equo indennizzo corrisponde al 3% dell’importo calcolato per la prima categoria.

Se vuoi saperne di piu’, rivolgiti alla sede INAC a te piu’ vicina

Lungotevere Michelangelo 9 - 00192 ROMA tel. 06.3201506 - fax 06.3215910
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