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Rispetto all'infortunio sul lavoro, la malattia professionale è caratterizzata dalla "causa lenta": si tratta, cioè, di una malattia contratta a causa di una prolungata esposizione del lavoratore a sostanze o agenti nocivi (fisici, chimici, biologici) presenti nell'ambiente di lavoro e/o direttamente utilizzati nello svolgimento dell'attività lavorativa.

 

Malattie professionali tabellate: la presunzione di origine

Sino al 1988 le uniche malattie professionali che potevano essere riconosciute erano quelle elencate in apposite tabelle, una per l'industria ed una per l'agricoltura.

In queste tabelle, che esistono tuttora e sono sottoposte ad aggiornamenti periodici, sono elencate una serie di malattie, ciascuna associata ad una o più attività lavorative.

Se un soggetto risulta affetto da una malattia che è associata ad una o più delle attività lavorative da lui svolte nel corso della vita, in generale vale il principio della "presunzione d'origine": cioè si presume che la malattia sia stata causata dal lavoro, e l'eventuale prova contraria deve essere dimostrata dall'Inail.

Nelle tabelle è indicato un periodo di tempo entro il quale, cessata la lavorazione dannosa, la malattia si deve manifestare: la regola della presunzione d'origine si applica solo se la malattia si manifesta entro quel periodo.

 

Le malattie professionali non tabellate

Con la sentenza n. 179 del 1988 la Corte Costituzionale ha ammesso la possibilità di dimostrare che una malattia ha origine lavorativa anche se non è compresa nelle tabelle, oppure è presente nelle tabelle ma associata a lavorazioni che il lavoratore non ha mai svolto. In tal caso, spetta al lavoratore, assistito da una adeguata consulenza medico-legale, dimostrare l'origine lavorativa della malattia.

Rientrano tra le malattie professionali non tabellate anche quelle malattie denunciate oltre il termine di manifestazione previsto dalla cessazione dell'attività lavorativa.